Tumore del pancreas ancora tra i più letali: Importante arrivare presto. I Sintomi.

Maggio 6, 2018

In Italia colpisce ogni anno circa 13.700 persone, la maggior parte delle quali fra i 60 e gli 80 anni. Aggressivo e quasi sempre letale (a 5 anni dalla diagnosi è vivo solo l’8% dei pazienti), resta un nemico difficile da combattere anche perché spesso viene diagnosticato in fase avanzata. Ma le aspettative di vita aumentano se si riesce ad avere una diagnosi precoce, per cui è bene non trascurare alcuni campanelli d’allarme:

Quali i sintomi a cui prestare attenzione?

«È un nemico insidioso, perché in fase precoce non dà sintomi particolari e i segnali più evidenti compaiono quando ha ormai iniziato a diffondersi agli organi circostanti o ha ostruito le vie biliari», spiega Michele Reni, oncologo e responsabile del programma strategico di coordinamento clinico del Centro del Pancreas dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano. Alcuni segni o sintomi, anche se non specifici, però possono rappresentare un campanello d’allarme per cui è bene parlare con un medico. E sono:

Comparsa improvvisa del diabete in un adulto senza fattori di rischio specifici, oppure uno scompenso improvviso di un diabete già noto;
- dolore persistente nella zona dello stomaco o a livello della schiena al punto di passaggio tra torace e addome;
- importante calo di peso non giustificabile;
- steatorrea (cioè feci chiare, oleose, poco formate, che tendono a galleggiare);
- comparsa di trombi nelle vene delle gambe, soprattutto in età giovanile o senza fattori di rischio specifici;
- diarrea persistente non spiegata da altre cause.

Quali le speranze di guarire?

Secondo gli ultimi dai raccolti dall’AIRTUM (Associazione Italiana Registri Tumori) nel 2017 in Italia sono stati registrati circa 13.700 nuovi casi, la maggior parte dei quali tra persone che hanno un’età fra i 60 e gli 80 anni. Nelle donne oltre i 70 anni il carcinoma pancreatico è compreso tra i cinque tumori più frequenti (è al quarto posto). A 5 anni dalla diagnosi è vivo solo l’8% dei pazienti. Già oggi nel nostro Paese è tra le prime quattro cause di morte per cancro, si prevede che nel 2020 arriverà al secondo posto di questa poco ambita classifica.

Cosa si può fare per prevenirlo?

«Non fumare, seguire una dieta sana, stare alla larga dai chili di troppo e mantenere una moderata e costante attività fisica – risponde Reni -. Questi 4 fattori fanno infatti diminuire il rischio di sviluppare la malattia. Basti pensare che 3 casi di cancro al pancreas su 10 sono causati dal tabacco e i tabagisti hanno un rischio di incidenza del tumore da doppio a triplo rispetto a chi non fuma. Maggiore è il numero di sigarette fumate più grande è il rischio, ma se si smette, col passare del tempo, il rischio cala».È stata poi scientificamente dimostrata una solida relazione fra chili di troppo e cancro al pancreas: l’obesità aumenta del 12 per cento il rischio di questa malattia. Soprattutto quando il grasso è stratificato sull’addome e sono presenti intolleranza al glucosio, resistenza all’insulina e diabete.

Quali esami servono per la diagnosi precoce?

In presenza di sintomi sospetti, il medico prescrive specifiche analisi del sangue e alcuni esami per accertare l’eventuale presenza di un tumore. Questi possono comprendere:

- ecografia, per individuare la presenza di masse di consistenza diversa rispetto ai tessuti sani (in caso di persistenza di sintomi o di un forte sospetto diagnostico, soprattutto se negativa, non può rappresentare l’unico esame diagnostico);
- tomografia computerizzata (TC), con mezzo di contrasto, per visualizzare il tumore, la sua estensione, il suo rapporto con arterie e vene che è di importanza fondamentale per una valutazione chirurgica, la presenza di metastasi in altri organi;
- ecoendoscopia, esame particolarmente sofisticato da eseguire in centri ad alto volume che dà un maggiore dettaglio anatomico in termini di rapporto tra lesione e vasi sanguigni. Inoltre può fornire materiale (agoaspirato o FNA) diagnostico per la conferma del sospetto e del tipo di malattia.

Chi è più a rischio di ammalarsi?

Oltre a fumo, diabete, obesità e vita sedentaria, a far aumentare le possibilità di sviluppare un cancro del pancreas è la pancreatite cronica, uno stato d’infiammazione permanente fra le più gravi conseguenze di un abuso cronico di alcol. Infine, la storia familiare è responsabile di quasi il 10% dei tumori pancreatici, che in alcuni casi è possibile spiegare nel contesto di patologie geneticamente trasmissibili note: la sindrome di Peutz Jeghers (rischio di oltre 100 volte), la “sindrome familiare con nevi atipici multipli e melanoma” (20-30 volte), la mutazione del gene BRCA-2 (3-10 volte), la pancreatite ereditaria (10 volte) e la sindrome di Lynch.

Esistono test per la diagnosi precoce o per la familiarità genetica?

«Non esistono al momento test validati per la diagnosi precoce - dice Reni-. Nemmeno si è concordi sulla definizione di quale sia la popolazione a rischio su cui effettuare lo screening. Per la familiarità genetica invece esistono ormai degli ambulatori di counseling genetico dedicati in tutte le principali strutture».

Come si cura: quando è indicata la chirurgia?

«La chirurgia è applicabile ad un ristretto e selezionato numero di pazienti (20-30%) e deve essere comunque integrata con la terapia oncologica (principalmente chemioterapia, che può essere fatta prima o dopo l’intervento) per l’elevato rischio che, al momento della diagnosi, siano già presenti micro-metastasi– spiega Massimo Falconi, primario dell’Unità di Chirurgia pancreatica e direttore del Pancreas Center dell’IRCCS Ospedale San Raffaele -. Trattandosi di un intervento particolarmente difficile, è bene rivolgersi a centri con vasta esperienza (cosiddetti “ad alto volume”) al fine di ridurre la mortalità operatoria e il ricorso a interventi non appropriati».

Quando serve la chemioterapia?

«La chemioterapia è l’arma più importante nell’affrontare un tumore del pancreas e, sostanzialmente, le possibilità di guarigione definitiva dipendono dalla sua capacità di distruggere la malattia invisibile - sottolineano gli esperti -. L’indicazione al suo utilizzo è presente praticamente in tutti i pazienti purché in condizioni fisiche adeguate per ricevere un trattamento. Esistono diversi farmaci che possono essere utilizzati da soli o in combinazione a seconda del tipo di tumore, del suo stadio, delle condizioni fisiche, dell’età e della presenza di altre patologie (comorbidità)».

La radioterapia è utile?

Può essere usata per ridurre il rischio di recidive locali nei pazienti già sottoposti a chirurgia. Inoltre, è utilizzata nei pazienti con malattia non operabile e non metastatica come consolidamento dei risultati ottenuti con la chemioterapia. La radioterapia è generalmente più efficace se somministrata contemporaneamente a chemioterapici appositamente selezionati e a dosaggio ridotto. Come per la chirurgia, è opportuno rivolgersi per questo trattamento, a centri con elevata esperienza specifica.

Ci sono nuove terapie?

Negli ultimi vent’anni l’efficacia e la sicurezza della chemioterapia è migliorata grazie all’aumento dei farmaci disponibili e al loro utilizzo in combinazione. Ci sono molti studi sperimentali in corso su nuove molecole (alcune anche già approvate), ma ad oggi l’immunoterapia non si è dimostrata efficace in questo caso.

Fonte: Corriere della Sera. Articolo di Vera Martinella

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