Giornata Mondiale contro il Tumore al Pancreas – 2019

Anche quest’anno l’Associazione di Volontariato Oltre la Ricerca ODV aderisce alla campagna di sensibilizzazione sul tumore al pancreas, portata avanti dall’ASSOCIAZIONE NASTRO VIOLA con la collaborazione di Fondazione Nadia Valsecchi Onlus, Oltre la Ricerca ODV e Associazione My Everest Onlus.

Come noto, l’iniziativa, parte di una Campagna di Sensibilizzazione internazionale che coinvolge luoghi simbolici in diverse parti del pianeta (dalle Cascate del Niagara all’Opera House di Sydney) si propone di richiedere l’illuminazione di edifici pubblici e privati nel colore viola – colore simbolo del tumore al pancreas – durante il prossimo 21 Novembre 2019, data in cui si celebra la Giornata Mondiale Contro Il Tumore al Pancreas.

Lo scorso anno oltre 100 Comuni Italiani hanno aderito alla nostra iniziativa e diverse città italiane si sono illuminate di viola per portare l’attenzione su una patologia ancora troppo poco conosciuta.

Sempre in occasione della GIORNATA MONDIALE per la LOTTA al TUMORE AL PANCREAS il giorno 21 novembre, presso il Club Nautico di Rimini, con inizio alle ore 19:00 si terrà un incontro pubblico aperto alla cittadinanza con ingresso libero, dove verrà offerto un buffet in apertura ed a seguire si aprirà una tavola rotonda con medici e pazienti.

Proprio in occasione della Giornata Mondiale e circondati dalla luce viola di monumenti simbolo ed alberghi della città, vogliamo richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica e degli organismi e Istituzioni competenti, sull’importanza di sostenere l’informazione e la ricerca su questa patologia ancora poco conosciuta, la cui incidenza però sta aumentando in maniera considerevole.

L’iniziativa ha lo scopo di trattare, sotto vari punti di vista (medico-scientifico-nutrizionale) le tematiche connesse alla patologia e all’importanza della diagnosi tempestiva;

Questa è la mission dell’Associazione, che proprio quest’anno con la sua donazione ha implementato l’ambulatorio dedicato alle patologie del fegato, del pancreas e delle vie biliari finanziando l’attività di un’infermiera con il ruolo di case manager ospedaliera, nato allo scopo di seguire l’intero percorso ospedaliero del paziente e creare un raccordo tra territorio (medici di famiglia) e ospedale; lo scopo della serata, è appunto quello di sensibilizzazione a tutto tondo ed infatti, l’incontro sarà aperto non solo agli addetti ai lavori (medici e clinici) ma a tutta la cittadinanza. 

Vi aspettiamo, sarete nostri ospiti …


Dieta e tumori, prevenire il cancro con l’alimentazione: quali cibi vanno eliminati del tutto?

Tumori: l’alimentazione può prevenire il cancro? Dipende. In alcuni casi eliminare determinati cibi è necessario, ma in altri si rischiano danni alla salute

Alimentazione più giocare un ruolo fondamentale nella prevenzione dei tumori, ma bisogna fare molta attenzione: in presenza di determinate patologie, eliminare del tutto uno o più componenti della dieta è necessario, ma in linea generale le “diete senza…” non servono a prevenire il cancro e, anzi, possono provocare danni alla salute.

Attualmente – spiega in un approfondimento l’AIRC, Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro – non ci sono prove scientifiche certe di un legame diretto tra consumo di zucchero o grassi e aumento del rischio di tumori.
Zuccheri e grassi in eccesso però possono portare a un aumento di peso, noto fattore di rischio per diversi tipi di cancro.
Il glutine non ha un legame diretto con l’insorgenza dei tumori e non c’è ragione di eliminarlo dalla dieta per prevenire il cancro.
I dati scientifici oggi disponibili non mostrano, in generale, un legame tra consumo di latte e latticini e aumento del rischio di cancro. Di contro, questi alimenti sembrano avere un ruolo protettivo contro alcuni tipi di tumore.
In generale per la prevenzione delle malattie oncologiche è importante seguire un’alimentazione sana e bilanciata, che eviti gli eccessi e non escluda alcun tipo di alimento, se non in casi particolari e dietro raccomandazione medica.

Prevenire il cancro con l’alimentazione: senza zucchero è meglio?

Eliminare del tutto gli zuccheri dalla dieta è non solo un’impresa ardua, ma soprattutto un’azione priva di senso in termini di prevenzione dei tumori e persino pericolosa per la salute. Lo zucchero rappresenta infatti il carburante principale delle nostre cellule, sia sane sia malate, e un nutriente fondamentale perché l’organismo funzioni al meglio. Al momento i dati scientifici disponibili non permettono di affermare che seguire una dieta senza zuccheri possa ridurre il rischio di sviluppare un tumore o possa migliorare la sopravvivenza in chi ha ricevuto diagnosi di cancro. I ricercatori sanno già da tempo che, sebbene lo zucchero sia fondamentale nel metabolismo cellulare, le cellule del tumore hanno un modo particolare di procurarsi la grande quantità di energia di cui necessitano, come per esempio il cosiddetto Effetto Warburg descritto circa 100 anni fa dal fisiologo tedesco Otto Heinrich Warburg. Queste differenze tra cellule sane e tumorali potrebbero rappresentare il tallone d’Achille del cancro e la base sulla quale sviluppare future terapie, ma al momento si parla solo di ipotesi sperimentali che non possono essere applicate alla tavola di tutti i giorni perché la relazione tra il metabolismo di una cellula e ciò che si mangia non è diretta. Se un tessuto ha bisogno di zuccheri, l’organismo li produce anche da altri macronutrienti, persino se si smette di introdurli con la dieta.

Prevenire il cancro con l’alimentazione: grassi sotto accusa

Secondo un recente sondaggio condotto dall’American Institute for Cancer Research (AICR), quattro persone su dieci sono convinte che una dieta ad alto contenuto di grassi possa aumentare il rischio di cancro. Lo hanno suggerito in effetti alcune ricerche ormai classiche su nutrizione e tumori, mostrando che nei Paesi con una dieta più povera di grassi (come il Giappone) i casi di cancro erano inferiori rispetto a Paesi come gli Stati Uniti, dove il consumo di grassi è più elevato. Gli studi condotti su un periodo più lungo e che tengono conto di altri fattori legati allo stile di vita hanno però portato a un cambio di rotta: il rischio di tumore non è così strettamente legato al consumo di grassi, almeno in modo diretto. Anche l’aumento del rischio di tumore del colon legato al consumo eccessivo di carni rosse e lavorate identificato nel 2015 dalla International Agency for Research on Cancer (IARC) in una monografia dedicata non sembra legato alla presenza di grassi in questi alimenti, ma a quella di altre sostanze, come il ferro contenuto nei globuli rossi che ha un’azione ossidoriducente in grado di danneggiare il DNA.

Gli spunti per nuove ipotesi sul ruolo dei grassi nello sviluppo dei tumori non mancano. Un articolo pubblicato sulla rivista Cancer Discovery nel 2018 ha recentemente suggerito un nuovo potenziale legame tra grasso e cancro. Analizzando le cellule di melanoma in un animale di laboratorio, lo zebrafish, i ricercatori del Memorial Sloan Kettering Center di New York si sono resi conto che queste si posizionano molto spesso vicino ai tessuti adiposi e utilizzano il grasso come “terreno fertile” da cui trarre energia per crescere e diffondersi in altre aree. “Si tratta di risultati preliminari che necessitano di molte altre conferme e valutazioni prima di poter essere applicati anche agli esseri umani” spiegano i ricercatori, precisando che al momento lo studio non ha prodotto dati sufficienti per poter dare raccomandazioni specifiche su come modificare l’assunzione di grassi con la dieta.

Prevenire il cancro con l’alimentazione: il “giusto peso” per grassi e zuccheri

Una cosa è certa: dare un taglio netto agli zuccheri e i grassi in eccesso aiuta a prevenire l’aumento di peso, un noto fattore di rischio per i tumori. Lo dimostra anche una ricerca recente i cui risultati sono pubblicati sul New England Journal of Medicinel’eccesso di grasso corporeo sembra essere associato all’aumento di rischio di ben 13 tumori solidi, tra i quali tumore del fegato, del seno in donne in post-menopausa, del colon-retto, dell’ovaio, del corpo dell’utero e del pancreas.

Ma cosa significa consumare zuccheri e grassi “in eccesso”? Nel report dedicato ai livelli di assunzione di riferimento per la popolazione italiana (LARN), gli esperti della Società Italiana di Nutrizione Umana forniscono dati precisi sia sulle quantità di energia (kilocalorie) da assumere nelle diverse fasi della vita, sia su come queste quantità devono essere distribuite tra i principali macronutrienti (zuccheri, grassi e proteine). In persone adulte senza particolari problemi di salute le calorie all’interno della dieta quotidiana dovrebbero derivare per il 45-60 per cento dagli zuccheri e per il 25-35 per cento dai grassi. Attenzione però: zuccheri e grassi non sono tutti uguali e anche per questa ragione eliminare del tutto una di queste categorie di nutrienti potrebbe portare gravi problemi di salute. Tra gli zuccheri, i più pericolosi per la salute (e quindi da ridurre o abolire) sono quelli semplici, come lo zucchero aggiunto a cibi e bevande, mentre è importante consumare frutta e cereali integrali, fonte di zuccheri complessi oltre che di fibre, antiossidanti e vitamine. Il discorso è simile per i grassi: da evitare o comunque ridurre al minimo quelli saturi di origine animale (per esempio burro e grassi contenuti nelle carni), scegliendo grassi vegetali per dare sapore ai propri piatti (olio di oliva, olio di noci e simili).

Prevenire il cancro con l’alimentazione: la guerra ingiustificata al glutine

Tra gli alimenti più spesso messi sotto accusa come nemici della salute non si possono dimenticare quelli che contengono glutine, una proteina presente in cereali di uso comune come frumento, orzo e segale. Ancora una volta, però, il rischio di fraintendimenti e di errori è alto e sugli scaffali dei supermercati sono sempre più numerosi i prodotti “gluten free” ricercati e consumati da milioni di persone, spesso senza una reale necessità medica. Ha davvero senso escludere il glutine dalla tavola ed esiste una relazione tra glutine e cancro? Gli esperti dell’Associazione Italiana Celiachia (AIC) spiegano che l’esclusione dalla dieta di prodotti che contengono glutine è necessaria solo per chi soffre di celiachia diagnosticata da uno specialista – circa l’1 per cento della popolazione in Italia e in Europa – e mettono a disposizione dei lettori un elenco di alimenti consentiti o da evitare per i pazienti. Dal punto di vista economico, il giro d’affari attorno ai prodotti senza glutine è enorme e in continua crescita: solo negli Stati Uniti, nel 2016 sono stati spesi 15,5 miliardi di dollari in cibi senza glutine, il doppio della cifra spesa nel 2011. La maggior parte degli studi scientifici negano che vi sia un beneficio nel seguire una dieta senza glutine se non si è davvero celiaci (la celiachia è una malattia autoimmune che può manifestarsi, in persone geneticamente predisposte, con danni all’intestino tenue in seguito all’ingestione di glutine. Nel mondo la celiachia colpisce circa una persona su 100). In uno studio pubblicato nel 2018 su Gastroenterology & Hepatology gli autori sostengono che il consumo di alimenti senza glutine da parte di persone non celiache ma con disturbi gastrointestinali di tipo infiammatorio (malattie croniche dell’intestino, coliti) potrebbe portare a una riduzione dei sintomi, ma un solo studio non è sufficiente a consigliare a una popolazione piuttosto numerosa di consumare solo cibi privi di glutine. Inoltre non è possibile escludere effetti collaterali di una dieta priva di glutine in persone non celiache: in primo luogo carenze nutrizionali (per esempio scarso consumo di fibre), ma anche ripercussioni di tipo economico e sociale. Inoltre in termini di prevenzione oncologica, non ci sono a oggi dati che dimostrino un legame tra assunzione di glutine e aumento del rischio di tumori nella popolazione generale. Il rischio può esistere per le persone celiache, perché in tal caso l’assunzione di glutine mantiene uno stato infiammatorio cronico della parete intestinale che può favorire i tumori, ma questo rischio non esiste nella popolazione non colpita dalla malattia.

Prevenire il cancro con l’alimentazione: latte e derivati, nemici o amici?

Various fresh dairy products on wooden background

Il latte e i suoi derivati vengono spesso additati come nemici della salute per diverse ragioni: la presenza di lattosio (lo zucchero naturalmente presente nel latte e costituito da glucosio più galattosio), che provoca sintomi intestinali in chi è intollerante a questo zucchero, ma anche la presenza di grassi e altre molecole che aiuterebbero la crescita delle cellule tumorali attraverso meccanismi differenti. Se per chi riceve una diagnosi certa di intolleranza al lattosio è necessario fare attenzione al consumo di latte e derivati, gli studi più recenti non hanno in genere osservato legami significativi tra il rischio di sviluppare un tumore e il consumo di latticini, che anzi, in alcuni casi sembra avere un effetto protettivo contro i tumori. Il rapporto 2018 su Dieta, Nutrizione Attività Fisica e cancro, pubblicato da World Cancer Research Fund (WCRF) e dall’American Institute for Cancer Research (AICR) e basato sull’analisi congiunta e aggiornata dei dati disponibili sull’argomento, ha identificato prove forti di un potenziale effetto protettivo del consumo di latticini contro il rischio di tumore del colon. Lo stesso rapporto ha inoltre messo in luce la presenza di prove, seppur limitate, che suggeriscono una riduzione del rischio di tumore del seno in pre-menopausa e un incremento del rischio di tumore della prostata legati al consumo di latte e derivati. Una dieta che escluda a priori latte e latticini potrebbe avere conseguenze sulla salute generale, a partire dalla carenza di nutrienti essenziali come il calcio, oltre a non portare vantaggi certi nella prevenzione oncologica.

Prevenire il cancro con l’alimentazione: conclusioni

Ridurre il rischio di sviluppare le tipiche malattie dell’invecchiamento (compresi alcuni tumori) attraverso le scelte alimentari di tutti i giorni non è un’utopia, ma una possibilità ormai accertata dalla ricerca. Di solito però i risultati si ottengono non eliminando un singolo alimento, bensì adottando una dieta complessivamente varia ed equilibrata. Data la complessità del legame tra nutrizione e cancro, è importante compiere sempre scelte consapevolileggere sempre le etichette dei prodotti acquistati per sapere che cosa contengono è un buon inizio e, in caso di dubbio, è opportuno rivolgersi al proprio medico. Eliminare uno o più alimenti dalla dieta, anche se con le migliori intenzioni, può essere un grave errore e portare a serie carenze nutritive. L’aumento di prodotti che vantano sulla confezione di essere “senza qualcosa” possono aiutare la persona con una diagnosi di allergia o di celiachia, ma non la popolazione generale che non soffre di tali disturbi.  Inoltre spesso l’ingrediente sostitutivo non è migliore di quello eliminato (per esempio i prodotti senza zucchero sono spesso pieni di dolcificanti, che non sono una scelta migliore). L’organismo ha bisogno in realtà di una dieta equilibrata, che contenga nelle giuste proporzioni tutti i nutrienti necessari al suo buon funzionamento. Diete sbilanciate, per eccesso o per difetto, rischiano di danneggiare gravemente la salute.

L’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro

AIRC nasce nel 1965 con l’obiettivo di raccogliere ed erogare fondi a favore del progresso della ricerca oncologica e diffondere al pubblico una corretta informazione sui risultati e le prospettive di cura.
Si tratta di un ente privato senza fini di lucro fondato grazie all’iniziativa di alcuni ricercatori dell’Istituto dei Tumori di Milano, avvalendosi del prezioso sostegno di noti imprenditori milanesi.
Dall’anno della sua fondazione, AIRC è impegnata nel sostenere progetti innovativi grazie a una raccolta fondi trasparente e costante e nel promuovere l’informazione scientifica e la cultura della prevenzione presso il pubblico.
Sin dalla sua costituzione AIRC ha deciso di occuparsi esclusivamente di ricerca, indirizzando i propri sforzi solo in ambito oncologico.
I fondi sono destinati alla ricerca sul cancro attraverso un rigoroso, meritocratico e trasparente processo di selezione e supervisione svolto da una Direzione scientifica, costituita da persone di rilevante expertise tecnico scientifica.
Oggi AIRC è un punto di riferimento per tutta la ricerca oncologica italiana e svolge un ruolo fondamentale nel diffondere e sensibilizzare l’opinione pubblica sui progressi compiuti dalla ricerca nella prevenzionediagnosi e terapia del cancro.

Fonte: http://www.meteoweb.eu Articolo di: Filomena Fotia

Nuovo test per scoprire il tumore del pancreas. Per la ricerca contributo determinante dell’università di Verona

Un nuovo test in grado di discernere tra cisti benigne e maligne del pancreas grazie all’intelligenza artificiale. L’annuncio di questa nuova tecnologia disponibile nella lotta contro i tumori è stat fatto oggi a Edimburgo. Ma un contributo determinante alla scoperta è stato dato dalla ricerca sanitaria veneta, in particolare da quella condotta all’università di Verona.

“Mi congratulo col direttore del centro ARC-Net dell’ateneo scaligero, professor Scarpa e con tutti i suoi collaboratori», afferma il presidente del Veneto, Luca Zaia – così come con i professionisti del Don Calabria di Negrar, altra componente veneta del progetto di studio. Più le malattie sono subdole, più bisogna non abbassare la guardia. I cittadini veneti sanno qual è l’alto livello qualitativo dei nostri servizi per la cura in campo oncologico; oggi hanno un’ulteriore conferma anche di quali vette sono protagoniste le nostre strutture anche nella ricerca».

Sempre di oggi la notizia che anche l’Università di Padova ha dato un contributo determinante, insieme ad altri atenei internazionali, nell’individuazione di otto varianti genetiche associate all’anoressia nervosa: «Congratulazioni – dice Zaia – anche ai protagonisti di questa ricerca».

Fonte: https://www.genteveneta.it

Sulla rivista Mia Farmacia uno speciale su Pancreas: patologie, interventi a cure, a firma del prof. Giorgio Ercolani e del dottor Alessandro Cucchetti

Sulla rivista nazionale “Mia Farmacia” un intero Speciale dedicato a “Pancreas : patologie, interventi a cure”, a firma  del prof.Giorgio Ercolani e del dottor Alessandro Cucchetti  della U.O. di Chirurgia e Terapie Oncologiche Avanzate dell’ospedale di Forlì.

Nella sezione del nostro sito “Materiale informativo” potete trovare il PDF da scaricare

Fonte: AUSL della Romagna Articolo di: Tiziana Rambelli

Gianluca Vialli racconta nella sua Cremona come sta: “Il tumore si stuferà e se ne andrà”

Gianluca Vialli, ospite a una cena di beneficenza, ha parlato delle sue condizioni di salute, delle cure e di come è cambiata la sua vita per la malattia (un cancro al pancreas) che lo ha aggredito: “Non considero questa situazione come una battaglia. Non puoi lottare contro una cosa che è più forte di te. Vivo questa cosa come fosse un viaggio da fare in compagnia di una persona indesiderata che prima o poi spero se ne vada”.

Un campione per la vita. In piazza Marconi, davanti al Museo del Violino a Cremona, nella sua città natale, Gianluca Vialli è tornato nei giorni scorsi, ospite della ‘Compagnia delle griglie’ e quale testimonial del progetto Mec2019. Commosso dall’affetto delle persone, circondato dai ragazzi dell’associazione, l’ex attaccante della Samp e della Nazionale ha ricevuto l’abbraccio della sua gente accettando con onore il ruolo di ambasciatore di #Thisability, l’iniziativa organizzata per andare oltre le barriere della disabilità. La cena di beneficenza è stato un momento d’incontro e di esempio: a servire ai tavoli sono stati un gruppo di 18 giovani disabili che, affiancati nel loro percorso da professionisti, hanno partecipato a eventi sportivi ed altri appuntamenti che li hanno visti perfettamente integrati ed efficienti nel loro operato. Una sensazione bellissima e gratificante che ha strappato una lacrima di commozione all’ex giocatore.

Come sta Gianluca Vialli, le condizioni di salute e le cure per il tumore

Il momento più toccante della serata è stato quando Vialli ha preso il microfono, spiegato come sta, quali sono le sue condizioni di salute nonostante la malattia, nonostante il cancro, l’angoscia e la paura, quella sensazione di non ritorno, di fiato che manca, di vuoto allo stomaco che ti assale quando ti svegli di soprassalto da un brutto incubo. Invece è tutto vero. Il 9 luglio compirà 55 anni e non ha alcuna intenzione di fermare quel lungo viaggio che è la vita e le lezioni apprese da quando, una volta scoperto il cancro, ha iniziato a vedere se stesso nella quotidianità sotto una luce diversa.

L’ex calciatore ha raccontato la sua malattia

Vialli ha parlato di sé, a cominciare dai ricordi d’infanzia nell’oratorio Cristo Re, fino a oggi senza nascondere più nulla, nemmeno la tremenda malattia che lo ha sorpreso alle spalle, come il peggiore dei tackle mai subiti in carriera. Un tumore al pancreas con il quale convive da tempo e di cui ha trovato di recente la forza di parlare nel libro Goals. 98 storie + 1 per affrontare le sfide più difficili.

Sto ancora effettuando delle cure – ha ammesso Vialli – ma non considero questa situazione come una battaglia. Non puoi lottare contro una cosa che è più forte di te. Vivo questa cosa come fosse un viaggio da fare in compagnia di una persona indesiderata, che prima o poi si stuferà di me e se ne andrà.

continua su: https://calcio.fanpage.it/gianluca-vialli-racconta-nella-sua-cremona-come-sta-il-tumore-si-stufera-e-se-ne-andra/
http://calcio.fanpage.it/

Sto ancora effettuando delle cure – ha ammesso Vialli – ma non considero questa situazione come una battaglia. Non puoi lottare contro una cosa che è più forte di te. Vivo questa cosa come fosse un viaggio da fare in compagnia di una persona indesiderata, che prima o poi si stuferà di me e se ne andrà.

Fonte: https://calcio.fanpage.it articolo di: Maurizio de Santis

Tumore al pancreas: una nuova cura dimezza la progressione della malattia

Nuova frontiera per il trattamento del tumore al pancreasuna cura innovativa dimezza la progressione della neoplasia, aumentando le possibilità di sopravvivenza dei pazienti. Si tratta del farmaco olaparib, che avrebbe dato risposte sorprendenti nelle terapie su soggetti con mutazione dei geni BRCA1 e/o BRCA2. Il rischio di evoluzione della malattia si sarebbe ridotto del 47%. I risultati hanno aperto a scenari soddisfacenti nel contrasto a una delle forme di cancro più difficili da gestire.

Il farmaco che abbatte la progressione del cancro

La riduzione del 47% del rischio di progressione del tumore al pancreas è un risultato di notevole importanza nello scenario dell’approccio medico alla malattia.

Due anni dopo l’inizio del trattamento con olaparib, il 22% dei pazienti sottoposti alla terapia è risultato privo di segni di evoluzione della neoplasia.

Si tratta di un dato significativo che va a contrapporsi a alla percentuale di riscontri ottenuti con placebo (che si attesta intorno al 9,6%). Fino alla sperimentazione del farmaco in questione, non si era arrivati a trovare un trattamento che migliorasse la sopravvivenza.

Lo studio internazionale

La dimostrazione dell’efficacia di olaparib è arrivata grazie allo studio internazionale di fase III Polo, presentato a Chicago nel corso del 55° Congresso Asco (American Society Clinical Oncology).

I test hanno coinvolto 154 pazienti con pregressa chemioterapia con platino (senza evidenze di progressione). Gli standard terapeutici attuali ammettono una sopravvivenza libera da progressione della malattia metastatica di appena 6 mesi.

Lo ha precisato adAdnkronos Giampaolo Tortora, coautore della ricerca e direttore del Comprehensive Cancer della Fondazione Policlinico Universitario Gemelli IRCCS.

Tumore al pancreas: i dati italiani

Il tumore al pancreas è una delle forme con la maggiore incidenza di prognosi infauste, contro cui non esiste, allo stato attuale, un protocollo utile al contrasto efficace.

I dati italiani sono impressionanti: nel solo 2018, si sono registrati oltre 13.000 nuovi casi. Soltanto nell’8,1% di questi la sopravvivenza arriva a 5 anni.

Il trattamento con il nuovo farmaco, come sottolineato da Tortora, permette la personalizzazione della terapia con un conseguente impatto mirato al quadro clinico individuale.

Secondo quanto rilevato nel corso dello studio, dopo un anno di trattamento, la malattia si sarebbe arrestata nel 34% del campione di pazienti. Il farmaco permetterebbe anche interessanti effetti di lungo periodo, con pochi effetti collaterali e una buona qualità di vita.

Programma di accesso al trattamento

In attesa che l’uso del farmaco sia approvato su scala internazionale, si pensa a un piano di accessoal trattamento sostenuto dall’azienda produttrice. I pazienti con tumore al pancreas e mutazione dei geni BRCA sarebbero circa 1.000 all’anno. La metà di questi sarebbe candidabile a ricevere la terapia.

Il tumore al pancreas è un killer a esordio ‘silenzioso’ perché asintomatico. Una diagnosi precoce, in questo caso, è piuttosto rara. La percentuale di pazienti che si possono operare si attesta intorno al 15%, complice anche l’individuazione tardiva della neoplasia. L’aspecificità dei sintomi e la particolare aggressività restituiscono alla scienza numeri da bollettino di guerra.

Fonte: https://www.thesocialpost.it articolo di: Giovanna Tedde

Tumore al pancreas: la prevenzione inizia da piccoli

Per fermare l’aumento dei casi di tumore al pancreas bisogna evitare l’accumulo dei chili di troppo in bambini e ragazzi perché l’obesità è un fattore di rischio

L’aumento dei casi di tumore al pancreas registrati dall’inizio del nuovo millennio potrebbe dipendere da due fattori: l’obesità, in crescita a livello globale tanto da essere definita dall’Organizzazione mondiale della sanità “uno dei maggiori problemi di salute pubblica al mondo”, e dalla giovane età.

Giovani obesi rischiano di più

A sostenerlo è uno studio presentato all’ultimo congresso dell’American Association for Cancer Research di Atlanta (Stati Uniti), da cui emerge che se l’obesità è uno dei fattori di rischio per diversi tipi di tumore tra cui quello al pancreas, per questa neoplasia il rischio, a parità di chili di troppo accumulati, aumenta allo scendere dell’età. E così chi è obeso e ha meno di 50 anni corre un pericolo maggiore di sviluppare questo tumore rispetto a chi accumula chili extra in età più avanzata.

Attenzione anche al fumo

Eric Jacobs dell’American Cancer Society, autore dello studio, spiega che l’incidenza del tumore al pancreas è in ascesa dai primi anni 2000: “Siamo rimasti interdetti da questo aumento dal momento che il fumo di sigaretta, tra i principali fattori di rischio di questa neoplasia, è in diminuzione. L’aumento di peso nella popolazione americana è un probabile fattore sospetto, ma studi precedenti hanno indicato che questo è associato a un incremento del rischio relativamente contenuto e non tale da spiegare i recenti aumenti dell’incidenza”. Da qui lo spunto per indagare un’altra variabile che mettesse in collegamento l’obesità con il rischio di tumore al pancreas: l’età.

L’indice di massa corporea

Lo studio ha coinvolto quasi un milione di persone (i dati analizzati si riferiscono a 963.317 adulti) dal 1982 al 2014, di cui è stato calcolato l’indice di massa corporea, indicatore dello stato di peso-forma di un individuo che si calcola mettendo in rapporto il peso e il quadrato dell’altezza espressa in metri.

Il rischio cresce al diminuire dell’età

Dai dati raccolti i ricercatori hanno potuto constatare che, a parità di livello di obesità, tanto più giovani erano le persone tanto maggiore era per loro il rischio di sviluppare questo tumore. In particolare dallo studio è emerso che nei soggetti obesi di età compresa tra i 30 e i 49 anni il rischio di ammalarsi di tumore al pancreas risultava aumentato del 25%, nella fascia 50-59 anni del 19%, fra 60 e 69 anni del 14% e nella fascia 70-89 anni del 13%.

Da sapere!
Per fermare l’incidenza del tumore al pancreas sarà necessario prevenire in maniera più decisa l’obesità nei bambini e nei giovani adulti.

Fonte: https://www.bimbisaniebelli.it Articolo a cura di: Miriam Cesta

La ColleMar-athon dopo aver sconfitto un tumore

Correre per lanciare un messaggio, correre per superare i propri limiti, correre per dimostrare a te stesso e agli altri che anche quando sei al buio nel mezzo del tunnel, c’è sempre uno spiraglio di luce e speranza.

La ColleMar-athon è da sempre fonte di ispirazione sociale e gli organizzatori lo hanno detto e ridetto in tutte le salse: non conta il tempo che impieghi per tagliare il traguardo, conta arrivarci a quel traguardo e non è importante quello che trovi alla fine di una corsa ma quello che provi mentre corri.

E se c’è una persona che tutte queste sensazioni le conosce e può farsi portavoce sano dei veri valori dello sport è senza dubbio Fabrizio Stevanato, 44 anni di Noale, in provincia di Venezia che sarà il prossimo 5 maggio ai nastri di partenza dell’edizione numero 17 della Colle.

La storia di Stevanato andrebbe insegnata nelle scuole e le sue parole, pronunciate con fermezza ma anche con un briciolo di sana commozione, andrebbero fatte ascoltare a tutti coloro che sono soliti trincerarsi dietro un “non ce la faccio” di fronte a problemi più o meno gravi.

E lui di problema ne ha avuto uno veramente grande: un cancro al pancreas che gli è stato diagnosticato a giugno 2016. Ad aprile 2017 si sottopone ad un intervento che gli “costa” l’asportazione della milza e una perdita di peso, dovuta a complicazioni post operatorie, di circa 30 chili.La malattia e la lunga degenza consentono a Fabrizio di analizzarsi a fondo e fanno scattare in lui la voglia di dimostrare che il cancro non gli aveva tolto alcuna possibilità e che la fortuna che ha avuto ad uscirne andava in qualche modo “sfruttata” per essere d’aiuto agli altri.

Da risolvere però c’era un altro problema che seppur irrisorio rispetto ad un tumore andava comunque superato: la pigrizia. “Sono sempre stato un pantofolaio – ammette Fabrizio – e l’idea di correre proprio non mi piaceva, così ho deciso di iniziare per gradi”. Le prime camminate a novembre 2017, poi qualche corsetta blanda fino ad aumentare il ritmo al punto da fargli scattare in testa un’idea: correre una maratona.

In questo suo obiettivo, utopistico forse ma sicuramente suggestivo, ha deciso di coinvolgere  i medici dell’istituto del Pancreas di Verona dove si è operato e lo staff medico della medicina dello sport dell’ULS 3 Serenissima con i quali ha iniziato un percorso d’allenamento fungendo talvolta da “cavia” per monitorare la situazione e i postumi dell’operazione.

“Correre per il solo gusto di farlo però non mi bastava – spiega Stevanato – e così ho deciso che il mio sacrificio doveva essere d’aiuto agli altri. Così è nato ‘Corri in muso al cancro’, un progetto che partendo dalla mia storia ha portato nel giro di pochi mesi a raccogliere fondi per acquistare macchinari chirurgici nuovi all’ospedale veronese ma soprattutto ha portato un messaggio di speranza a tutti coloro che si sentono perduti una volta che gli viene diagnosticata la malattia”.

Uno stand di “Corri in muso al cancro” sarà anche alla Rocca Malatestiana il prossimo 5 maggio e a presidiarlo ci sarà il professor Claudio Bassi dell’istituto del Pancreas di Verona che accompagnerà Stevanato in questa trasferta. Con loro ci sarà anche il dottor Fabio Casciani, fanese, che insieme al 44enne correrà la ColleMar-athon.

“Ogni volta che vado in ospedale per dei controlli o semplicemente per salutare i medici – conclude Stevanato – vedo le maschere di paura impresse nei volti dei pazienti e ogni volta i dottori, indicandomi, dicono: ‘Guardate lui, questo qui un anno fa aveva il cancro, oggi corre la maratona’. Ecco, se corro è anche e soprattutto per tutti loro”.

Lo scorso ottobre Fabrizio Stevanato ha corso alla maratona di Venezia, domenica 5 maggio sarà alla ColleMar-athon (probabilmente correrà la mezza maratona Mondolfo-Fano e non la lunga distanza) che mai come in questo momento è davvero sempre più la Maratona dei Valori.

Fonte: http://www.oltrefano.it Autore: Marco Spadola

Tumore al pancreas, la via della medicina di precisione

Lo studio del genoma potrebbe aprire le porte alla medicina di precisione anche in questa neoplasia, troppo spesso diagnosticata quando è già nello stadio avanzato e ancora difficile da trattare

LA GENOMICA colpisce ancora. Lo studio del genoma, infatti, sta aprendo le porte alla medicina di precisione anche alla lotta contro il tumore al pancreas, spesso diagnosticato tardi, tanto che a cinque anni dalla diagnosi appena il 9% dei pazienti è vivo. Contro questo tumore è disponibile la chemioterapia, ma non ci sono ancora farmaci a bersaglio molecolare e terapie personalizzate. Un passo avanti in questo campo è stato compiuto da un gruppo di ricerca coordinato dall’Università di Pittsburg, negli Stati Uniti, che ha studiato il genoma del tumore al pancreas di un vasto campione di pazienti provenienti da tutto il mondo. Gli autori hanno individuato alcune mutazioni genetiche potenzialmente associate al tumore e hanno identificato un gruppo di pazienti che probabilmente rispondono meglio alle terapie esistenti. I risultati sono pubblicati su Gastroenterology.

Dalla diagnosi alla terapia: un problema di tempi

Veloce e silenzioso, in molti casi il tumore del pancreas viene scoperto quando è già avanzato, nello stadio metastatico, e per questo non può essere rimosso chirurgicamente: in media su 10 individui che ricevono la diagnosi soltanto 3 o 4 possono essere trattati con la chirurgia e circa il 75% delle persone con questa malattia non sopravvive a un anno dalla diagnosi. Questo ritardo nella scoperta del tumore è dovuto soprattutto alla sua aggressività e alla rapidità, nonché alla frequente assenza di sintomi evidenti. “Sono pochi i sintomi che possono far pensare a un sospetto di tumore al pancreas”, sottolinea Gian Luca Grazi, direttore della Chirurgia Epatobiliopancreatica presso l’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena (Ifo): “Fra questi, per una diagnosi precoce bisogna prestare attenzione a segnali quali la presenza di ittero, ovvero la colorazione gialla della pelle, che può essere dovuta all’ostruzione delle vie biliari causata dal tumore, e all’insorgenza improvvisa di un diabete”.

Ma anche una volta che la patologia è stata scoperta, individuare il trattamento più efficace per il singolo individuo non è semplice. Questo perché ogni forma tumorale è diversa e non tutti i pazienti rispondono allo stesso modo ai vari trattamenti chemioterapici disponibili. L’ideale sarebbe riuscire a conoscere qual è il profilo molecolare associato al tumore del paziente, per comprendere fin dall’inizio quale sia il trattamento più efficace. In questo senso, lo studio del genoma del tumore è una strada molto importante da percorrere. “Non solo per fare prima la diagnosi – spiega Grazi – ma anche per evitare interventi chirurgici inutili, per comprendere quali pazienti rispondono meglio alle terapie e per identificare quali trattamenti sono più efficaci per il singolo paziente: in questo modo, anticipando i tempi della terapia, potremmo arrivare a rendere operabili anche i tumori che inizialmente non lo sono”.

Lo studio

I ricercatori di Pittsburg hanno studiato quasi 4 mila campioni di tessuti di tumore al pancreas di pazienti provenienti da tutto il mondo. L’obiettivo era quello di cercare, sulla base di un insieme di geni già noti ed associati ad altri tipi di cancro, dei biomarcatori che, come delle bandiere biologiche, permettano di catalogare i tipi del tumore al pancreas e di poter trovare dei trattamenti efficaci e già esistenti contro queste diverse forme tumorali. Un po’ come avviene già ora in alcuni tumori, come quello al seno, in cui è possibile personalizzare la terapia sulla base del sottotipo tumorale del paziente.

In base ai risultati, gli autori hanno osservato che nel 17% dei campioni analizzati erano presenti particolari mutazioni genetiche, potenzialmente associate al tumore al pancreas. Fra queste anche alterazioni nei geni della famiglia dei Brca, gli stessi coinvolti i altri tumori, in particolare al seno e alle ovaie. Tali mutazioni, spiegano gli autori, fanno ipotizzare che quando presenti il tumore sia maggiormente vulnerabile, ovvero possa essere più facilmente trattato con gli agenti chemioterapici esistenti.

La presenza di queste mutazioni, inoltre, potrebbe essere associata a un maggior rischio della malattia, e in futuro potrebbe consentire di ottenere una diagnosi precoce. “Riteniamo che sia il più vasto studio sul tumore pancreatico condotto con una profilazione genomica globale – conclude Siraj Ali, tra gli autori della ricerca – per identificare un ampio insieme di alterazioni genomiche e, in ultimo, bersagli terapeutici”.

Fonte: https://www.repubblica.it - Articolo di: Viola Rita

Una via per “affamare” il cancro al pancreas apre nuove prospettive

Una terapia basata sulla combinazione di due farmaci prima costringe le cellule del cancro del pancreas ad auto-digerirsi, poi le affama

Contro un nemico aggressivo come il cancro al pancreas ci vogliono armi non convenzionali. Così un nutrito gruppo di ricercatori statunitensi ha costretto uno dei tumori più letali in assoluto prima a nutrirsi di se stesso (un processo noto come autofagia) per poi impedirglielo, togliendogli la principale fonte di sostentamento. Con l’obiettivo, ovviamente, di affamarlo e distruggerlo. La doppia strategia farmacologicadescritta su Nature Medicine, sembra efficace, tanto che in soli due anni si è passati dal laboratorio al paziente. Gli esperti, però, sono cauti: i risultati sono promettenti ma per sconfiggere il cancro al pancreas non basta.

Il cancro al pancreas

Benché non sia uno dei tumori più diffusi, l’incidenza del tumore al pancreas nel mondo sta crescendo. Un dato assai poco rassicurante, aggravato dal fatto che il tasso di sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi è inferiore al 9% e la maggior parte dei pazienti (75%) muore entro un anno dalla diagnosi del tumore. Una malattia infida, praticamente asintomatica fino a quando non è troppo tardi, e ormai il tumore è inoperabile o si è diffuso in altre parti dell’organismo. La diagnosi precoce, che darebbe una prognosi migliore, è invece rara e avviene per lo più in modo casuale, quando il tumore viene scoperto durante gli esami per altri disturbi. Le opzioni terapeutiche efficaci non sono molte e spesso i pazienti le esauriscono prima di spegnersi. Proprio come è successo al padre di Kirsten Bryant, che ha lavorato in prima persona la nuova ricerca, spinta dalla volontà di trovare delle alternative valide per i futuri pazienti.

Una strategia per “affamare il tumore”

Come descritto nell’articolo, le cellule del cancro al pancreas presentano mutazioni caratteristiche in un gene chiamato Kras, anomalie che causano la continua divisione cellulare e determinano la crescita incontrollata. Questa crescita in genere è sostenuta da diversi processi energetici, tra i quali l’autofagia. “L’autofagia è un processo attraverso il quale le cellule cancerose riciclano materiali”, spiega Channing Der dell’Università del Nord Carolina, tra gli autori dello studio. “Invece di eliminarli, li riutilizzano come fonte di sostanze nutritive”.

In un primo momento i ricercatori ritenevano che proprio le mutazioni di Kras predisponessero le cellule del cancro al pancreas a ricorrere con più frequenza all’autofagia, e che pertanto una strategia per colpire il tumore potesse essere quella di bloccare il processo attraverso uno specifico inibitore (l’idrossiclorochina). L’approccio, però, ha dato scarsi risultati: il tumore continuava a alimentarsi attraverso altre vie – in particolar modo la glicolisi, che permette di ricavare energia dalla scissione del glucosio. Il punto di vista andava cambiato.

“Quello che abbiamo poi scoperto è che se blocchiamo la fonte principale di sostentamento energetico – cioè la glicolisi – la cellula cancerosa inizia davvero a soffrire, e sarà costretta a ricorrere all’autofagia”, continua Der. “Trovare un modo per rendere i tumori del pancreas più dipendenti dall’autofagia, li avrebbe resi di conseguenza più sensibili all’inibitore”.

Ma come riuscirci? A sorpresa, proprio bloccando la via di segnalazione di Kras. 
“Se si utilizza un farmaco per bloccare il percorso di Kras, si paralizza la capacità delle cellule tumorali di utilizzare altre fonti energetiche”, chiarisce Der. “La combinazione di questo farmaco con l’inibitore dell’autofagia, l’idrossiclorochina, è risultata una strategia molto efficace nell’affamare il tumore”.

I risultati sono molto promettenti, specialmente alla luce del fatto che per il cancro al pancreas non esistono molte strade terapeutiche da poter percorrere. La ricerca condotta dal team di Der, dunque, costituisce un buon punto di partenza verso lo sviluppo di nuovi approcci clinici.

Dal laboratorio al paziente

Le evidenze di laboratorio sono state così significative che il team di Conan Kinsey e di Martin McMahon, ricercatori dello Huntsman Cancer Institute dell’Università dello Utah che hanno collaborato al progetto, ha non solo confermato le conclusioni dei colleghi ma è andato oltre, trasferendo la sperimentazione dalle cellule in vitro a un paziente, per uso compassionevole. “Siamo passati dalla capsula di Petri a un paziente in meno di due anni”, commenta McMahon, tra i firmatari di unarticolo sullo stesso numero di Nature Medicine, “Una tempistica che raramente si vede nella scienza medica”.

“Nel nostro articolo, mostriamo la risposta di un paziente affetto da cancro al pancreas che era già stato sottoposto a un intervento chirurgico e a diverse linee di chemioterapia prima di provare questa combinazione farmacologica”, racconta Kinsey, che era anche il medico del paziente. “Anche se alla fine è deceduto per la malattia, il paziente ha comunque avuto una risposta molto positiva a questi farmaci per diversi mesi”.

Prospettive future

Visti i buoni risultati in vitro e i dati molto preliminari sul paziente, i ricercatori prevedono che una sperimentazione clinica verrà ampliata coinvolgendo più centri di ricerca e di cura, tra cui proprio il Lineberger Comprehensive Cancer Center dell’Università del Nord Carolina e dell’Anderson Cancer Center dell’Università del Texas. Scopo degli studi che prenderanno il via in futuro è confermare la risposta positiva alla nuova terapia farmacologica combinata in altri pazienti, e identificare quei malati che potrebbero trarre il maggior beneficio.

I tumori al pancreas, infatti, non sono tutti uguali e un altro ramo della ricerca nel settore si sta concentrando proprio sull’identificazione delle firme genetiche che permettano di predire se una determinata neoplasia sia suscettibile a questa o quell’altra terapia. Secondo un ampio studio sul genoma del tumore al pancreas condotto dall’Università di Pittsburg (e apparso di recente su Gastroenterology) nel 17% dei casi è già possibile identificare dei marcatori che consentano di indirizzare i pazienti verso la terapia più appropriata.

La comunità scientifica, dunque, concorda: un approccio “taglia unica” non può dare reali progressi.

Riferimenti: Nature Medicine 1; 2 –University of Pittsburg

Fonte: https://www.galileonet.it Articolo di: Mara Magistroni