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Attacco al cancro al pancreas con ioni carbonio

11/11/2018

L'impiego di ioni carbonio "si è rivelato efficace anche nei casi di tumore del pancreas inoperabile".

Un ‘superraggio‘ di ioni carbonio per colpire il tumore del pancreas, una delle neoplasie più gravi e difficilmente curabili che in Italia viaggia al ritmo di 13.300 nuove diagnosi stimate nel 2018, con 22 mila persone complessivamente colpite nel Paese.

 

E’ la nuova sfida lanciata dal Cnao (Centro nazionale di adroterapia oncologica) di Pavia

che ha avviato, in collaborazione con l’Irccs pavese Policlinico San Matteo, uno studio clinico di fase II su pazienti affetti da cancro del pancreas operabile, per valutare quanto l’approccio pre-intervento che combina la chemio e l’Adroterapia (Cnao - Scheda Adroterapia) con ioni carbonio possa migliorare la sopravvivenza libera da progressione della malattia, la sopravvivenza globale e il tasso di resecabilità (cioè la percentuale di rimozione chirurgica efficace della massa tumorale) di queste forme tumorali.
L’adroterapia con ioni carbonio è una cura disponibile solo in 5 Paesi al mondo (Italia, Germania, Austria, Giappone e Cina): si tratta di scagliare contro la massa tumorale particelle pesanti di ioni carbonio, generate da un acceleratore simile a quelli in uso al Cern, che sono in grado di spezzare il Dna delle cellule tumorali e di depositare la loro energia solo in prossimità dei tessuti malati, limitando gli effetti collaterali sui tessuti sani. Al momento della diagnosi solo il 20% dei pazienti presenta un tumore al pancreas in uno stadio iniziale e quindi ‘resecabile’, ma anche nei casi di asportazione chirurgica completa l’incidenza di recidive locali è comunque elevata, soprattutto in assenza di terapie aggiuntive. Un altro problema è la vicinanza a tessuti sensibili che fa sì che questo tumore non possa essere irradiato con alte dosi di radioterapia convenzionale, non compatibili con la tolleranza dei tessuti sani.


L’approccio pre-operatorio rappresenta la modalità più moderna, specialmente se preceduto o associato a chemioterapia – osserva Francesca Valvo, direttore medico del Cnao e curatrice della ricerca – La possibilità di avere a disposizione particelle come gli ioni carbonio con elevata efficacia biologica (2 o 3 volte superiore a quella della radioterapia convenzionale) e con selettività spaziale permette di erogare la dose efficace senza compromettere i tessuti circostanti. Ci aspettiamo, come già noto dai lavori pubblicati dai giapponesi, un più elevato tasso di resecabilità completa e una migliore sopravvivenza senza malattia“.
L’impiego di ioni carbonio, prosegue l’esperta, “si è rivelato efficace anche nei casi di tumore del pancreas inoperabile e pertanto al Cnao è in corso uno studio prospettico anche per questi casi“. In una patologia “a prognosi così severa, la possibilità di combinare più forme di terapia, inclusa la chemioterapia che è ben tollerata dal paziente e non compromette i successivi passaggi di radioterapia e chirurgia, rappresenta un modello con un potenziale impatto importante – spiega Silvia Brugnatelli, responsabile dello studio presso l’Unità operativa complessa di oncologia medica del Policlinico San Matteo – In altre parole, siamo convinti di poter dare una speranza in più ai nostri pazienti. Altri importanti Irccs, l’Istituto oncologico veneto e il Centro oncologico di Reggio Emilia hanno aderito a questo studio“.


Le esperienze preliminari da noi eseguite – illustra Paolo Dionigi, direttore della Uoc di chirurgia generale 1 del San Matteo – hanno dimostrato che nei pazienti operabili l’intervento chirurgico di resezione del pancreas e dei linfonodi non presenta maggiori difficoltà tecniche dopo chemio e adroterapia preoperatoria. Le cellule del tessuto neoplastico e dei linfonodi asportati evidenziano alterazioni profonde ed estese provocate dalla chemioterapia e dalla irradiazione mirata con ioni carbonio. Anche il tessuto pancreatico residuo subisce qualche modifica diventando più compatto, ma mantiene una ottima vitalità“. La ripresa funzionale postoperatoria “è normale, senza particolari complicanze, e i pazienti sono dimessi in media dopo 8-10 giorni dall’intervento chirurgico – continua lo specialista – I risultati preliminari dello studio sono molto incoraggianti, ma bisogna attendere per quelli definitivi“.
Lo studio disegnato da Cnao (centro che dal 2011 a oggi ha trattato oltre 2 mila pazienti) e San Matteo è stato battezzato ‘Pioppo’ (Preoperatoria con ioni carbonio per tumore del pancreas operabile). E’ uno studio prospettico di fase II, che ha l’obiettivo di arruolare pazienti con diagnosi istologica o citologica di tumore del pancreas esocrino resecabile o nei limiti dell’operabilità. I pazienti sono sottoposti a chemioterapia neoadiuvante per 6 settimane e successivamente a un trattamento con adroterapia con ioni carbonio (2 settimane con 4 sedute a settimana), prima dell’intervento chirurgico.

A cura di AdnKronos
Per approfondire http://www.meteoweb.eu/2018/11/cancro-pancreas/1177600/#DlDViWIUVwdKT2lM.99

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